"Come entrare nel mondo del non profit" - Guida pratica dell'Agenzia delle Entrate - Maggio 2004: 

Il termine Enti Non Profit si riferisce ad una varietà di soggetti che svolgono, con diversa forma giuridica, attività sociale in vari campi (assistenziale, culturale, ricreativo, sportivo ecc.), senza finalità di lucro. In altri termini operano senza avere per fine primario il conseguimento dell'utile, che costituisce un obiettivo secondario (vincolo) al raggiungimento delle finalità sociali sopra elencate. Un termine spesso usato come sinonimo è Terzo Settore (né Stato, né Mercato ..), o talvolta economia civile.

Il Settore è estremamente variegato. Dal punto di vista giuridico rientrano in questo ambito i seguenti soggetti:
-  le associazioni riconosciute (art. 14 e seguenti codice civile)
-  le fondazioni riconosciute (art. 14 e segg c.c)
-  le associazioni e le fondazioni non riconosciute (art. 36 e segg. C.c.)
-  i comitati (art. 39 e segg. C.c.)
-  le fondazioni e le associazioni ex-bancarie
-  le organizzazioni di volontariato (legge 11.08.1991, n. 266)
-  le cooperative sociali (legge 8.11.1991, n. 381)
-  le IPAB (Istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza) privatizzate (legge 17.7.1890, n.381)
-  le associazioni senza fini di lucro e pro-loco (legge 6.2.1992, n.66)
-  gli enti ecclesiastici cattolici (legge 20.5.1985, n.222)
-  gli enti religiosi di altre confessioni
-  le organizzazioni non governative (ONG) (art. 28, legge 26.2.1987, n.49)
-  gli enti di promozione sociale (art.3 comma 6, legge 25.8.1991, n.287)
-  gli enti lirici (d.lgs 29.6.1996, n.367)
-  i centri di formazione professionale
- gli istituti di patronato (legge 804/1997, legge 112/1980, dpr 1017/1986)

Dal punto di vista tributario, gli enti elencati possono essere definiti "enti non commerciali" od "ONLUS" (Organizzazione non lucrative di utilità sociale)
E' anche possibile che soggetti non profit che non presentino determinate caratteristiche,  appartengano alla categoria degli enti commerciali (sempre dal punto di vista fiscale).
In generale, però può valere questa definizione di enti non commerciali: enti, sia pubblici che privati, che non abbiano per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali.    
Il Dlgs. 24.3.2006 n.155 introduce una disciplina organica che regolamenta e definisce le IMPRESE SOCIALI , intendendo come tali le "organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un'attività economica di produzione o di scambio di beni o di servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale". In questa disciplina rientrano anche le società, purché operino in ambito di utilità sociale.
In questa definizione rientrano buona parte degli enti di seguito elencati, che, se svolgono attività di utilità sociale, possono assumere la definizione di Impresa sociale adempiendo agli obblighi contabili tipici dell'impresa. Le cooperative sociali - in particolare -  acquisiscono automaticamente tale qualifica se rispettano già l'obbligo di deposito del bilancio e di coinvolgimento dei lavoratori e dei destinatari.
Il 24 gennaio 2008 sono stati firmati i quattro decreti attuativi sull'impresa sociale.
Decreto ministero dello Sviluppo Economico del 24 gennaio 2008  (Gazzetta Ufficiale n. 86 dell'11 aprile 2008): definizione degli atti da presentare al registro delle imprese e relative procedure
Decreto ministero dello Sviluppo Economico del 24 gennaio 2008  (Gazzetta Ufficiale n. 86 dell'11 aprile 2008): definizione dei criteri quantitativi e temporali per il computo della percentuale del settanta per cento dei ricavi complessivi dell'impresa sociale in attuazione dell'art. 2 del decreto legislativo n. 155/2006
Decreto ministero della Solidarietà Sociale del 24 gennaio 2008  (Gazzetta Ufficiale n. 86 dell'11 aprile 2008): adozione delle linee guida per le operazioni di trasformazione, fusione, scissione e cessione di azienda
Decreto ministero della Solidarietà Sociale del 24 gennaio 2008  (Gazzetta Ufficiale n. 86 dell'11 aprile 2008): adozione delle linee guida per la redazione del bilancio sociale.

Alcuni di questi enti nel dettaglio: 
I - ASSOCIAZIONI RICONOSCIUTE
Un'associazione si caratterizza per la presenza di un contratto che mira a realizzare un interesse di natura ideale (o comunque non economica; l'attività economica può essere però il mezzo per raggiungere lo scopo) comune a tutti i soggetti che vi partecipano. Inoltre: il rapporto associativo è a struttura aperta, ossia possono venirne a far parte nuovi associati senza dover modificare lo statuto costitutivo (che anzi non può escludere a priori l'ingresso di nuovi soci); la struttura organizzativa tipica comprende l'assemblea e gli amministratori.
Le associazioni riconosciute sono quelle che hanno chiesto e ottenuto il riconoscimento dalla Stato e questo comporta principalmente: l'autonomia patrimoniale (il patrimonio dell'associazione è distinto rispetto a quello degli associati e degli amministratori); che agli amministratori può essere concessa una limitazione di responsabilità per le obbligazioni assunte per conto dell'associazione; che vi è sicuramente la possibilità di accettare eredità, legati e donazioni e di acquistare immobili.
Elementi essenziali per la costituzione di una associazione riconosciuta sono un atto costitutivo solenne, cioè si devono costituire per atto pubblico, ed uno statuto. Si può trattare anche di un solo documento, purché contenga:
- denominazione dell'ente (è importante che sia diversa da quella di altri enti iscritti nello stesso pubblico registro delle persone giuridiche, cioè che hanno sede nella medesima provincia);
- scopo dell'associazione (che deve essere di naturale ideale, ed ovviamente lecito), ed eventualmente le attività previste per il suo raggiungimento;
- la descrizione del patrimonio, senza vincoli precisati per la sua entità, anche se - per le procedure di riconoscimento - è determinante sia valutato come sufficiente a raggiungere lo scopo prefissato dall'associazione
- la sede
- la presenza di almeno due organi: l'assemblea degli associati (che hanno tutti diritto di voto) e gli amministratori
- le condizioni di ammissione degli associati
Dal punto di vista fiscale, il decreto legislativo n.460 istitutivo delle ONLUS ha previsto poi delle agevolazioni per determinate categorie di enti a condizione che lo statuto sia adeguato a determinate regole di democraticità e di trasparenza (articolo 10, comma 1 del Decreto).
IL RICONOSCIMENTO: Il D.P.R 10 Febbraio 2000, n. 361, (.pdf) ai sensi della Legge 15 Marzo 1977, n.59, art.20 ha semplificato le procedure per il riconoscimento (per le associazioni la cui attività non sia limitata all'ambito regionale) che ora si acquista - dopo domanda - con l'iscrizione al registro delle persone giuridiche istituito presso l' ufficio Territoriale del Governo (già Prefettura) (entro il termine di 120 giorni, salvo la presenza di ragioni ostative non superabili). L'art. 7 del decreto citato stabilisce che il riconoscimento delle associazioni (od in generale delle persone giuridiche private) che operano nelle materie attribuite alle competenze delle regioni e le cui finalità statutarie  si esaurisco all'interno di una sola regione, si ottiene con l'iscrizione di un registro delle persone giuridiche istituito presso la regione.

II - ASSOCIAZIONI NON RICONOSCIUTE
Fatto salvo quanto detto per le associazioni riconosciute riguardo alla presenza di un contratto e precisando che per questo non sono obbligatorie forme particolari (quindi può essere valido anche se fatto con semplice scrittura privata od oralmente), anche se è consigliabile la forma scritta (ed eventualmente la presenza di notaio o di un consulente), gli elementi che devono obbligatoriamente essere presenti sono minori:
- scopo dell'associazione
- le condizioni per l'ammissione
- le regole sull'ordinamento interno e l'amministrazione
Non è invece obbligatorio menzionare nell'atto costitutivo:
- la denominazione
- la sede
- il patrimonio (per queste associazioni i creditori potranno rivalersi personalmente sugli amministratori, anche se un patrimonio, denominato dal legislatore fondo comune, normalmente esiste ed è indivisibile fino allo scioglimento dell'associazione) 
Dal punto di vista fiscale, valgono le stesse cose scritte prima a proposito delle associazioni riconosciute come ONLUS. 
Anche le associazioni non riconosciute possono compiere acquisti di beni mobili ed immobili, mentre per gli acquisti a titolo gratuito (eredità, donazioni, legati) - a parte quelli di modico valore - è necessario ottenere il riconoscimento.

III - FONDAZIONI
La differenza sostanziale fra associazione e fondazione è che la legge conferisce la personalità giuridica ad un gruppo di persone nel caso delle associazioni, ad un complesso di beni destinati ad uno scopo stabilito dal fondatore nel caso delle fondazioni. Inoltre, nel caso delle fondazioni l'atto costitutivo può essere un negozio unilaterale, ossia può essere originato anche da una sola persona; infine, al raggiungimento dello scopo non partecipa - come nelle associazioni - chi ha dato vita all'atto costitutivo ma gli amministratori, mentre il fondatore esaurisce il suo compito nell'atto iniziale.
Si possono individuare vari tipologie di fondazioni, regolate talvolta da leggi speciali:
Fondazioni private familiari (legge 17 Luglio 1890, n.6972 .pdf), con lo scopo di erogare prestazioni educativo-assistenziali ad es. ai discendenti di una determinata famiglia. Si tratta di una tipologia praticamente scomparsa.
Fondazioni con finalità assistenziali (prevista dalla stessa legge citata sopra) che perseguono il loro scopo attraverso il ricovero degli assistiti presso propri istituti (per l'infanzia, la malattia ecc.) e sono sottoposte ad una specifica vigilanza (le Regioni per quelle di carattere solo regionale, le prefetture per quelle di carattere nazionale o ultraregionale).
Fondazioni di istruzione agraria: hanno come fine preponderante l'istruzione agraria, industriale e commerciale, il miglioramento dell'agricoltura ecc. Sono soggette a molteplici tipi di sorveglianza (legge n.770 del 1913) e si avvicinano dal punto di vista dello scopo istituzionale, alle fondazioni scolastiche.
Fondazioni scolastiche: sono caratterizzate dall'erogazione di prestazioni di assistenza scolastica (es. borse e premi di studio, sussidi ecc.) in base a criteri di merito e di bisogno. Sono regolate essenzialmente dalle norme comuni del Codice Civile. La vigilanza è assegnata alle regioni, ai sensi degli articoli 1 e 3 del DPR 14 Gennaio 1972 n.3 (.pdf), se sono a vantaggio prevalentemente della popolazione di una determinata regione, al Ministero (MIUR) negli altri casi.
Fondazioni universitarie: sono contraddistinte dalle finalità di incremento degli studi superiori e di assistenza agli studenti dell'università e degli istituti di istruzione superiore (in base all'art. 191 del RD 31 Agosto 1933, n. 1592 - testo unico delle leggi di istruzione superiore; vedi anche artt. 1 e 2 del DPR 14 Gennaio 1972, n.3).
Sono soggette ad una legislazione specifica che assegna compiti particolari ai Ministeri (Finanze, ed Istruzione). Infine il Consiglio dei Ministri del 21 Marzo 2001 ha approvato il regolamento recante criteri e modalità per la Costituzione di Fondazioni universitarie di diritto privato, a norma dell'art. 59, comma 3, della Legge 23 Dicembre 2000, n.388, con la previsione di un attività di supporto alla didattica ed alla ricerca e con la possibilità di raccogliere fondi privati e pubblici e partecipare a consorzi di ricerca o per l'alta formazione.
Fondazioni militari: disciplinate dall'art. 849 del R.D. 10 Febbraio 1927, n.443 (regolamento di amministrazione dell'esercito), con l'obiettivo di assistenza ai militari, ex-militari e famiglie. Con il D.P.R. 11 Giugno 1971 n. 748, il Ministero della Difesa ne ha ridotto a circa una decina il numero.
Fondazioni di culto: regolate dalle leggi concordatarie del 1929 e 1985, si distinguono in fondazione pubbliche (istituite dall'autorità ecclesiastica), fondazioni private autonome (istituite da altri soggetti ma riconosciute con personalità giuridica dalla Chiesa) e fondazioni private non autonome (altri soggetti  e non riconosciute)
Fondazioni liriche: disciplinate dai decreti legislativi n. 367/1996 e 134/1998, che stabiliscono la trasformazione in fondazioni degli enti autonomi lirici e delle istituzioni concertistiche assimilate; degli altri enti operanti nel settore musicale a condizione che svolgano attività di rilevanza nazionale per dimensione finanziaria, tradizione e bacino di utenza oppure enti che costituiscono un circuito di distribuzione di manifestazioni nazionali ed internazionali. Gli scopi sono quelli di perseguire (senza scopo di lucro) la diffusione dell'arte musicale, la formazione professionale artistica e l'educazione musicale della collettività. Tra questi rientra anche l'eventuale  gestione dei teatri assegnati e la realizzazione degli spettacoli in Italia ed all'estero. Le Fondazioni possono, in coerenza con quanto detto in generale per le organizzazione del non profit, svolgere attività commerciale, particolarmente importante per gli enti in questione, usufruendo di un regime fiscale agevolato. Infine, la normativa consente la possibilità di ingresso per i privati, che possono acquisire una quota a sostegno finanziario dell'ente stesso (aggiungendosi ai finanziamenti pubblici e - seppur storicamente poco incidenti - agli introiti degli spettacoli).    
Fondazioni bancarie: nate dalla necessità di riorganizzare l'attività delle casse di risparmio e degli istituti di credito di diritto pubblico con la costituzione di due soggetti distinti (banche e fondazioni, con le seconde aventi finalità di utilità pubblica), il percorso legislativo si è al momento concluso con il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 2 agosto 2002 n.217, regolamento che fa riferimento alle modifiche apportate (alla legge 30/07/90 n. 21 e al decreto legislativo 20/11/90 n.356, che le hanno originate, nonché al decreto legislativo 14 Maggio 1999 n.153 che ha dato attuazione alla legge di riforma)  dall'art. 11 della legge 28 dicembre 2001, n.488:  ne è conseguito un allargamento degli ambiti di possibile intervento con finalità di interesse generale e la previsione di una partecipazione di soggetti in possesso di competenze ed esperienza nel settore all'interno dell'organo di indirizzo della fondazione, a fianco dei membri designati dagli enti locali.
Le fondazioni bancarie sono persone giuridiche private dotate di piena autonomia statutaria e gestionale, con lo scopo di perseguire scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico. Sotto il controllo del Ministero dell'Economia e delle Finanze, potranno assumere un ruolo determinante per per il finanziamento di quei settori che hanno difficoltà ad ottenere credito dai finanziatori tradizionali (il settore dell'arte e della cultura, quello dello sport e del tempo libero, il sociale ecc.)
Fondazioni culturali: sono previste dall'art. 10 del decreto legislativo n.368/98 e disciplinate dal regolamento del Consiglio dei Ministri del 26 Novembre 1999, poi DPR. Sono persone giuridiche di diritto privato con l'obiettivo della valorizzazione e promozione del patrimonio artistico attraverso la collaborazione fra pubblico e privato. Caratteristica saliente è la presenza del Ministero per i beni e le attività culturali che può costituire una nuova fondazione o partecipare ad una già esistente, anche attraverso il conferimento di in uso dei beni che ha in consegna, fino alla estinzione della fondazione stessa 
Fondazioni di partecipazione: originano giuridicamente dagli art.. 12 e 1332 del codice civile e dall'art. 45 della Costituzione, con alcune caratteristiche (presenza di un patrimonio al quale possono aderire anche successivamente soggetti pubblici e privati apportando anche servizi ed ore di lavoro, presenza di rappresentanti delle diverse categorie di appartenenza all'ente, presenza di un organo di sorveglianza  interno ad esclusiva componente pubblica) che lo fanno uno strumento piuttosto flessibile ed in grado di programmare l'attività e le risorse nell'attuazione di un progetto.
Fondazioni d'impresa: sono fondazioni in via di diffusione, con il fine di promuovere iniziative socialmente rilevanti, anche fuori dall'ambito dell'attività propria dell'impresa.
IL RICONOSCIMENTO:  Per le fondazioni valgono le stesse regole stabilite per le associazioni, con qualche caso regolato da procedure specifiche (per fondazioni universitarie e fondazioni scolastiche di assistenza all'istruzione elementare). 
Analogamente, esistono anche FONDAZIONI NON RICONOSCIUTE (come per le associazioni, regolate dagli artt. 36 e seguenti del c.c.).

IV - COMITATI
Il Codice Civile non descrive in dettaglio la nozione di Comitato, figura analoga per alcuni aspetti all'associazione, per altri alla fondazione. Si tratta di un ente, generalmente senza personalità giuridica, costituito da un ristretto numero di persone che si propongono la raccolta di fondi necessari a realizzare una determinata iniziativa. Gli elementi caratterizzanti sono:
- Il Comitato si propone il raggiungimento del proprio scopo contando sull'opera di coloro che vi hanno dato vita ("promotori") e su quella di chi assume la responsabilità di conservare e destinare i fondi raccolti ("organizzatori", che possono anche coincidere con i promotori);
- lo scopo deve essere a preminente rilevanza esterna, e non interna (quindi non "mutualistico", a vantaggio dei membri dell'organizzazione);
- i Comitati nascono in occasione di una iniziativa e si estinguono una volta realizzata la medesima, o preso atto dell'impossibilità di realizzarla;
-  il patrimonio si costituisce non attraverso apporti monetari dei fondatori e membri del Comitato (che potrebbero limitare il loro apporto all'opera prestata), ma attraverso i contributi di soggetti esterni all'ente ("sottoscrittori"), che ritengono di sostenerne il programma;
- per gli obblighi sociali assunti,  rispondono personalmente e solidalmente tutti i membri del Comitato (art. 41 c.c)

V - ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO
Vai a: VOLONTARIATO E TERZO SETTORE:  LE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO

VI - COOPERATIVE SOCIALI
Le cooperative sociali, dotate di forma societaria,  non appartengono alla categoria degli enti di natura associativa, come quelli descritti.
L'inclusione nell'elenco è dovuta, tuttavia, alla presenza di uno scopo comune: ossia l'interesse generale alla promozione umana  ed alla integrazione sociale.
Vai a: LAVORO COOPERATIVO - LA COOPERATIVA SOCIALE

VII - IPAB (Istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza) PRIVATIZZATE
Le IPAB nascono con la legge 17.7.1890, n.381, poi modificata dal R.D.L. 30 dicembre 1923 n.2841 e dalla legge 17 Giugno 1926, n.1187 con lo scopo prevalente di fornire assistenza materiale e morale ai poveri e con l'istituzione di controlli pubblici sia di legittimità che di merito). Possono classificarsi in IPAB a carattere educativo, sanitario, economico o misto (a seconda del tipo di assistenza / beneficenza fornita); di prima o seconda classe (a  seconda dell'estensione territoriale dell'intervento e delle entrate percepite); senza ricovero o con ricovero (a seconda che l'assistenza sia erogata attraverso sussidi in denaro o attraverso l'ospitalità presso strutture); di origine privata (se collegata a lasciti o donazioni importanti, con riconoscimento da parte dello Stato della persona giuridica per maggior tutela) o di origine pubblica.
La controversa questione della natura "solo pubblica" delle IPAB (in contrasto con l'art.38 della Costituzione), è stata risolta  prima con il DPCM 16 Febbraio 1990, che ha stabilito le modalità per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica di diritto privato ed i relativi requisiti (almeno uno fra: il carattere associativo; il carattere di istituzione promossa ed amministrata dai privati; l''ispirazione religiosa) poi con il riordino del sistema (D.lgs. 4 Maggio 2001, n.207) che ne ha promosso la trasformazione in aziende di servizi (senza personalità giuridica di diritto pubblico, ciononostante secondo criteri di efficacia / efficienza gestionale e principi di autonomia) o in persone giuridiche di diritto privato, od infine lo scioglimento in caso di inattività .

VIII - ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE (ONG)
Vai a COOPERAZIONE E VOLONTARIATO INTERNAZIONALE: ONG

IX - ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE
Sono quelle disciplinate dalle legge 7 dicembre 2000, n.383 che ha attribuito uno status a quelle organizzazioni che, senza fini di lucro, svolgono la propria attività con spirito di di partecipazione, solidarietà e pluralismo; ne ha favorito lo sviluppo (in coordinamento con un altro provvedimento, legge 383/2000, entrambi tesi a promuovere e valorizzare il vasto numero di soggetti che svolgono l'attività in settori molti ampi); ha istituito un apposito registro nazionale.
Fanno parte di questa categoria ad esempio l'Arci, i CRAL (circoli ricreativi aziendali lavoratori aziendali come da art.11 della L. 20 Maggio 1970, n.300), ecc. ecc.
N.B. poiché il preesistente D.Lgs. 460/97, quello sulle Onlus, parlava sì di associazioni di promozione sociale - disciplinandole ai fini fiscali, ma solo di quelle operanti su tutto il territorio nazionale o che avessero ottenuto il riconoscimento della natura assistenziale dal Ministero dell'Interno, le due categorie tendono ad essere considerate come distinte, al momento.

X - ASSOCIAZIONI SPORTIVE
Sono quelle che costituiscono la maggior parte degli enti iscritti alle federazioni nazionali sportive e generalmente sono "associazioni non riconosciute", come sopra definite. Ai fini di questo elenco, si considerano quelle che organizzano senza scopo di lucro attività sportive a livello dilettantistico (comprendendo le attività didattiche per l'avvio, l'aggiornamento ed il perfezionamento). Affiliate al Coni, alle Federazioni Sportive (come detto) od agli enti di promozione sportiva, sono disciplinate dalla legge 23 Agosto 1981, n.91 poi sostituita dal D.L. 21 settembre 1996, n.485, convertito con legge 18 novembre 1996, n. 586.      
La disciplina applicabile è quella delle associazioni, vedi sopra. AI fini fiscali sarà cmq opportuno, per le associazioni in questione, inserire nello statuto le clausole previste dal D.Lgs. 460/97, quello citato a proposito delle ONLUS; importante, sempre a questi fini, è la legge 16 dicembre 1991, n.398,  che consente di optare per una disciplina speciale (esenzione totale degli obblighi di contabilità) se concorrono determinate condizioni (proventi di natura commerciale inferiori a 185.924,49 euro, affiliazione alle federazioni sportive o enti di promozione nazionali  ecc. ).

XI - ALTRI ENTI
Si elencano qui altre tipologie di enti che, pur non regolati esplicitamente dal codice civile appartengo agli "enti non commerciali" (definizione propria della normativa fiscale) con la caratteristica di non perseguire fini di lucro, ma fini culturali, sociali, religiosi, ricreativi, sindacali ecc (ed appunto si parlerà di attività commerciali, qualora svolte, solo strumentali ai fini principali dell'ente).
Tra questi:
- gli enti pubblici: dallo Stato agli Enti pubblici locali, le ASL, le scuole, le università, gli enti previdenziali … ecc. ecc. ;
- gli enti religiosi: dalle Parrocchie agli Ordini, la Associazioni religiose, i gruppi e movimenti laici, le scuole cristiane ..ecc. ecc.; 
- i partiti politici, i sindacati e gli istituti di patronato (legge 804/1997, legge 112/1980, dpr 1017/1986)
- le associazioni dei consumatori, "legittimate" dalla legge 30 luglio 1998, 281 ad avere compiti di natura consultiva, di ricerca e di promozione dei diritti dei consumatori.
La stessa legge ha istituito anche il Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti ed un elenco di associazioni rappresentative a livello nazionale, che sono autorizzate ad agire a tutela degli interessi collettivi e godono di contributi ed agevolazioni;
- il fondo speciale anti-usura (legge 108/96) istituito presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze con lo scopo di favorire l'accesso al credito di soggetti privi delle garanzie richieste dal sistema bancario e creditizio;
- le istituzioni culturali  che accedono a contributi in base alle legge 17 ottobre 1996, n.534 - "Nuove norme per l'erogazione di contributi statali alle istituzioni culturali". Le associazioni devono essere istituite con legge dello Stato od in possesso di personalità giuridica, non avere fini di lucro,  svolgere in maniera continuativa attività di ricerca e di promozione anche attraverso l'organizzazione di convegni e manifestazioni e possedere un consistente patrimonio bibliografico e/o musicale;
- I circoli di cultura cinematografica (legge 1213/65, art 44) che svolgono attività di cultura cinematografica attraverso proiezioni ma anche dibattiti, conferenze , pubblicazioni e corsi e che aderiscono ad una Associazione nazionale di cultura cinematografica riconosciuta dal Ministero del Turismo e Spettacolo, con decreto del 1965).  
Le cosiddette "sale della comunità", definite anch'esse dalla legge citata sopra, particolare categoria di esercizi cinematografici che si caratterizzano per l'autorizzazione concessa a legali rappresentanti di istituzioni od enti ecclesiastici riconosciuti dallo Stato e che programmano film secondo le indicazioni dell'autorità religiosa (es. i cinema parrocchiali);
I circoli, i club ed centri socio-culturali rientrano in generale nella definizione di associazione, come le pro-loco, che si costituiscono per valorizzare e promuovere culturalmente e turisticamente una determinata ed alle quali si applica il particolare regime tributario definito dalla Legge 398/91.


Le informazioni sono tratte in parte, su gentile concessione, dalla Banca Dati Nazionale Giovani "Spring 2000" realizzata dal IG del Comune di Torino e dal Consorzio IN&CO di Modena, scheda aggiornata maggio 2009, ed in parte dal sito www.acsv.it, ultima modifica giugno 2011.